a cura dell’Avv. Nicola Carpentiero

 

Esclusione dal concorso per l’accesso alla polizia penitenziaria per la presenza di un tatuaggio su parte del corpo non coperta dall’uniforme

Consiglio di Stato, Sez. IV, sentenza 1 dicembre 2020, n. 7620

«La norma applicabile ratione temporis alla procedura selettiva in questione recitava testualmente: “costituiscono cause di non idoneità per l’ammissione ai concorsi di cui all’articolo 122 le seguenti imperfezioni e infermità: …c) le infermità e gli esiti di lesione della cute e delle mucose visibili: malattie cutanee croniche; cicatrici infossate ed aderenti, alteranti l’estetica o la funzione; tramiti fistolosi, che, per sede ed estensione, producano disturbi funzionali; tumori cutanei. I tatuaggi sono motivo di non idoneità quando, per la loro sede o natura, siano deturpanti o per il loro contenuto siano indice di personalità abnorme”.

Conseguentemente l’amministrazione è incorsa nel vizio di difetto di motivazione poiché la candidata, che presentava, al momento della seconda visita psicoattitudinale, un tatuaggio sulla caviglia, è stata esclusa dal prosieguo della procedura concorsuale con la mera indicazione della presenza di un tatuaggio in sedi non coperte dall’uniforme, ipotesi questa non prevista, almeno quale causa di esclusione vincolata e automatica, nel dal bando né dalla presupposta disciplina legislativa ratione temporis applicabile.

Soltanto la presenza di un tatuaggio con le caratteristiche di cui alla citata disposizione (“deturpante o indice di personalità abnorme”) avrebbe potuto legittimamente condurre all’esclusione, ma di ciò l’amministrazione non ha dato conto nel provvedimento di esclusione impugnato in primo grado.

Giova precisare che la disciplina applicabile al caso in esame si differenzia rispetto a quella riferita alle procedure concorsuali per l’accesso ai ruoli della Polizia di Stato, sulle quali la Sezione si è espressa, ex multis e da ultimo, con le sentenze n. 1690 e n. 658 del 2020».

La sentenza in commento ha precisato che la disciplina applicabile alle procedure concorsuali per l’accesso alla polizia penitenziaria si differenzia rispetto a quella riferita alle procedure concorsuali per l’accesso ai ruoli della Polizia di Stato e dichiarato illegittima, per difetto di motivazione, l’esclusione di un candidato dal prosieguo della procedura concorsuale in ragione della presenza di un tatuaggio su parte del corpo non coperta dall’uniforme.

 

 

Esclusione dalla prova scritta di un concorso per temperatura superiore ai 37,5 gradi

T.A.R. Friuli Venezia Giulia, Sez. I, sentenza 1 dicembre 2020, n. 415

«La decisione assunta non può ritenersi in alcun modo giustificata nemmeno dalle cautele imposte dalla straordinarietà dell’emergenza pandemica in atto, atteso che il diritto a partecipare alla selezione di che trattasi da parte dell’interessata, in quanto funzionale alla soddisfazione del diritto al lavoro, non può essere svilito al punto da essere trattato alla stregua della momentanea interdizione ad accedere a una struttura commerciale o balneare, decretato sulla scorta dell’esito dell’estemporanea misurazione della temperatura corporea effettuata da personale non sanitario, privo di specifica formazione, posto per l’appunto a presidiarne l’ingresso».

È quanto stabilito dal T.A.R. per il Friuli Venezia Giulia con riferimento alla decisione assunta dal Comune di Trieste di escludere un candidato dalla prova scritta di un concorso per temperatura superiore ai 37,5 gradi.

 

 

Illegittimità della esclusione dalla prova preselettiva finalizzata al reclutamento di dirigenti scolastici di candidato con indosso uno smartwatch

Consiglio di Stato, Sez. VI, sentenza 16 novembre 2020, n. 7068

«L’art. 6, comma 12, del bando di concorso (D.D.G. n. 1259/2017), disponeva: “Durante lo svolgimento della prova i candidati non possono introdurre nella sede di esame carta da scrivere, appunti manoscritti, libri, dizionari, testi di legge, pubblicazioni, telefoni cellulari e strumenti idonei alla memorizzazione o alla trasmissione di dati, né possono comunicare tra loro. In caso di violazione di tali disposizioni è prevista l’immediata esclusione dal corso-concorso”.

Il bando, quindi, non vietava di introdurre in aula smartwatchs.

Un siffatto impedimento non poteva farsi discendere nemmeno dalle avvertenze date ai candidati dal Comitato di Vigilanza il giorno della prova preselettiva.

Come si ricava, infatti, dal verbale del detto Comitato, in data 23/7/2018 (giorno della prova), ai candidati era stato comunicato unicamente il divieto di far “uso di manuali, testi vari o cellulari, smartphone, tablet, notebook, anche se disattivati, pen drive e qualsiasi altro strumento idoneo alla conservazione e/o trasmissione di dati” (verbale in data 23 luglio 2018).

Escluso che bando e avvertenze date ai candidati contemplassero un espresso divieto di introdurre in aula smartwatchs, occorre stabilire se la detta proibizione potesse discendere dal divieto di introdurre o usare “qualsiasi altro strumento idoneo alla conservazione e/o trasmissione di dati”.

Ebbene, la prof.ssa OMISSIS, non smentita dall’appellata amministrazione, ha dedotto, col supporto di apposita perizia, come l’Apple Watch 3 da lei indossato il giorno della prova preselettiva non fosse idoneo a memorizzare e/o trasmettere dati, in quanto non <<dotato di propria connettività e (…) per poter ricevere notifiche da talune app presenti di default su di esso è necessario effettuare il “pairing” con un I-Phone che, ad ogni buon conto, si deve trovare a non più di 10 metri di distanza da esso e con una connessione attiva>>.

Nella perizia si attesta, inoltre, che “Da informazioni di sistema estrapolate si è osservata l’assenza di operazioni nell’arco temporale che va dalle 8:45 alle 13:36 dovuta al non utilizzo dell’apparecchio in analisi”.

Per cui, in assenza di contestazioni, deve ritenersi dimostrato che durante tutto il periodo in cui la prova era in corso (dalle ore 10:00 alle ore 11:43 secondo il verbale del 23/7/2018) lo smartwatch dell’appellante non è stato in uso.

Dalle esposte considerazioni emerge, dunque, l’illegittimità della disposta esclusione dell’appellante dalla procedura preselettiva per cui è causa».

Alla luce dei canoni legali di interpretazione dei bandi di concorsi e dei principi in materia di onere della prova, il Consiglio di Stato ha dichiarato la illegittimità della esclusione dalla prova preselettiva finalizzata al reclutamento di dirigenti scolastici di un candidato con indosso uno smartwatch.

 

 

Alterazione dell’ordine delle prove di efficienza fisica stabilito dal bando di concorso

T.A.R. Lazio-Roma, Sez. I-bis, sentenza 22 giugno 2020, n. 6912

«Il mutamento dell’ordine delle prove fisiche, con la postergazione di quelle obbligatorie, è idoneo ad alterare l’esito di queste ultime».

È quanto stabilito dal T.A.R. Lazio con riferimento a una procedura concorsuale per il reclutamento di complessivi 42 Ufficiali in servizio permanente nei ruoli speciali dei Corpi di Stato Maggiore, del Genio della Marina, di Commissariato Militare Marittimo e delle Capitanerie di Porto.

 

 

Requisito dell’altezza nei concorsi pubblici

Consiglio di Stato, Sez. III, sentenza 3 febbraio 2020, n. 870

«Il bando doveva ritenersi autointegrato ai sensi dell’art. 1, comma 3 e 4 della L. n. 2/2015, con la conseguente sostituzione del previgente parametro della mera altezza con quello più complesso di cui all’art. 3 del D.P.R. n. 207 del 2015».

Tanto ha chiarito il Consiglio di Stato in ordine al requisito dei limiti di altezza per il reclutamento del personale delle Forze armate, delle Forze di polizia ad ordinamento militare e civile e del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, reputando illegittima l’esclusione dalla procedura selettiva per l’assunzione nei ruoli del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco di un candidato con altezza pari a 161,7 cm.

 

 

Individuazione di titoli per la partecipazione a un concorso

Consiglio di Stato, Sez. VI, 24 gennaio 2020, n. 590

«Nella peculiare vicenda all’attenzione del Collegio, i criteri del bando impugnati non risultano in parte qua proporzionali rispetto all’oggetto della specifica procedura selettiva ed al posto da ricoprire tramite la stessa, risolvendosi pertanto in una immotivata ed eccessiva gravosità rispetto all’interesse pubblico perseguito».

In particolare, il Consiglio di Stato ha ritenuto non giustificata la pretesa titolarità di titoli ulteriori rispetto al diploma di laura, ed in particolare di un master di II livello della durata biennale – con esclusione quindi dei master parimenti di II livello, ma aventi solo una durata annuale – in relazione allo specifico profilo di funzionario messo a concorso.