LEGGE PINTO

EQUA RIPARAZIONE

Diritto all’equa riparazione per l’illegittima durata dei processi

 

Lo Studio fornisce assistenza nella presentazione dei ricorsi volti ad ottenere l’equa riparazione per l’irragionevole durata del processo, affiancando il cliente dalla fase di consulenza, volta a chiarire le effettive possibilità di vittoria e l’ammontare dell’indennizzo in relazione al singolo caso, fino alla proposizione del ricorso e alla successiva fase di esecuzione del decreto con cui l’indennizzo è liquidato.

La Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU) tutela il diritto di ogni persona a che la sua causa sia esaminata in un tempo ragionevole (art. 6, paragrafo 1).

In Italia, la cosiddetta “Legge Pinto” (Legge n. 89 del 2001) assicura la possibilità di ottenere un’equa riparazione da parte dello Stato per i danni patrimoniali e non patrimoniali subiti a causa dell’irragionevole durata del processo.

Per ottenere l’indennizzo è necessario avviare un apposito giudizio le cui spese vive sono alquanto contenute (non essendo, ad esempio, previsto il pagamento del contributo unificato) ed i tempi sufficientemente rapidi.

Il diritto all’equa riparazione riguarda i giudizi instaurati innanzi alle magistrature civili, penali, amministrative, fallimentari e tributarie e per ogni grado di giudizio, che siano stati promossi individualmente o collettivamente.

È esclusa l’applicazione del procedimento in esame a procedimenti che si svolgono davanti a organi privati di giustizia.

La durata del processo si considera irragionevole:

  • per il primo grado se superiore a tre anni
  • per il secondo grado se superiore a due anni
  • per il giudizio di legittimità se superiore a un anno
  • per il processo svoltosi in più gradi di giudizio se superiore a sei anni quando è previsto il terzo grado di giudizio, cinque anni se invece il processo si articola solo in due gradi (come avviene nel processo amministrativo)
  • per i procedimenti di esecuzione forzata se superiori a tre anni
  • per le procedure concorsuali se superiori a sei anni

Ai fini dell’ammissibilità della domanda è necessario che nel processo presupposto siano stati attivati i rimedi preventivi (elencati all’art. 1-ter della Legge Pinto) nei tempi previsti.

La domanda di indennizzo può essere presentata quando ancora il processo non si è concluso e fino a sei mesi dopo che la sentenza è divenuta definitiva.

L’indennizzo spetta a prescindere:

  • dalla qualità del soggetto richiedente, ossia persona fisica o persona giuridica (società, condominio, ecc.)
  • dal ruolo rivestito nel procedimento, ossia attore o ricorrente (la persona che ha iniziato la causa), convenuto o resistente (il soggetto che è stato citato in giudizio dall’attore o dal ricorrente), terzo chiamato (colui che, in un momento successivo, è stato citato in giudizio dall’attore o ricorrente, ovvero dal convenuto o resistente), imputato (persona accusata di un reato nel processo penale), parte civile (soggetto danneggiato dal reato che intende proporre nel giudizio penale la richiesta di risarcimento del danno), responsabile civile (soggetto che, pur non essendo autore del reato, è tenuto per legge al risarcimento del danno conseguente al reato)
  • dall’esito del procedimento di cui si denuncia la durata eccessiva, vittorioso o meno
  • dal valore della controversia

In caso di accoglimento del ricorso, il Giudice liquida una somma compresa tra € 400,00 e € 800,00 per ogni ricorrente e per ogni anno di ritardo del processo.

Detta somma può essere incrementata fino al 20% per gli anni successivi al terzo e fino al 40% per gli anni successivi al settimo.

Ulteriori variazioni dipenderanno:

  • dall’esito del processo della cui durata si discute
  • dal numero dei ricorrenti
  • dal comportamento del giudice e delle parti nel giudizio presupposto
  • dalla natura degli interessi coinvolti
  • dal valore e dalla rilevanza della causa
  • dalla riunione di più ricorsi riguardanti un’unica parte avvenuta su istanza di quest’ultima.

Ogni interessato potrà richiedere la riparazione del danno non patrimoniale causato dalla eccessiva durata del processo cui ha preso parte e, eventualmente, anche dell’aggiuntivo danno patrimoniale subìto, qualora il suo valore possa essere documentalmente provato.

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