CEDU

TUTELA DEI DIRITTI GARANTITI DALLA CEDU

Ricorsi alla Corte europea dei diritti dell’uomo

 

 

La Corte europea dei Diritti dell’Uomo è un organo giurisdizionale internazionale competente ad esaminare unicamente ricorsi presentati da persone fisiche, da organizzazioni e da società che ritengono di aver subito la violazione di diritti riconosciuti dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU).

La Convenzione è un trattato internazionale mediante il quale un gran numero di Stati europei si sono impegnati a proteggere alcuni diritti fondamentali. Tali diritti sono enunciati nella Convenzione e nei suoi Protocolli (numeri 1, 4, 6, 7, 12 e 13). I protocolli non sono stati ratificati da tutti gli Stati.

La Corte non può esaminare qualsiasi tipo di doglianza.

La sua competenza è delimitata dai criteri di ricevibilità enunciati nella Convenzione, che stabiliscono chi può adire la Corte, quando e in quali casi.

Oltre il 90 % dei ricorsi esaminati dalla Corte vengono dichiarati irricevibili. È quindi importante verificare che le doglianze da sollevare rispondano ai criteri di ricevibilità espressamente previsti.

Più in particolare, le doglianze devono riguardare la violazione di uno o più diritti garantiti dalla Convenzione e dai suoi Protocolli e devono essere dirette contro uno Stato che ha ratificato la Convenzione e, se del caso, il Protocollo che garantisce il diritto relativo alla violazione lamentata. Le doglianze, poi, devono riguardare questioni che implichino la responsabilità di un’autorità pubblica (legislatore, organo amministrativo, organo giudiziario, ecc.); la Corte non può trattare ricorsi diretti contro privati o contro organismi privati.

E’ importante precisare che il ricorrente deve aver previamente consentito all’ordinamento giuridico interno di porre rimedio alla violazione dei suoi diritti («esaurimento delle vie di ricorso interne»); ciò significa in generale che, prima di adire la Corte, il ricorrente deve aver presentato le stesse doglianze dinanzi agli organi giurisdizionali nazionali, ivi compresa la più alta giurisdizione, rispettando le regole nazionali di procedura, in particolare i termini di decadenza. Di contro, non è obbligatorio esperire ricorsi privi di efficacia o le vie di ricorso discrezionali o straordinarie non facenti parte delle normali procedure di ricorso.

Il ricorso deve essere presentato alla Corte, completo in ogni sua parte, entro un termine di quattro mesi dalla decisione interna definitiva.

È altresì utile tener presente che la Corte riceve ogni anno diverse decine di migliaia di ricorsi e che non dispone di risorse sufficienti per esaminare ricorsi futili, già sottoposti, o privi di sostanza: non rientra nelle competenze di un organo giurisdizionale internazionale l’esame di questo tipo di casi, che potrebbero essere rigettati per abuso del diritto di ricorso, alla stessa stregua di quanto accade in caso di ricorsi contenenti espressioni offensive o insulti. Un ricorso può anche essere rigettato in presenza dei due elementi seguenti: i fatti di cui si lamenta il ricorrente non gli causino danni reali e significativi e non sollevino nessuna nuova questione relativa ai diritti dell’uomo che necessiti un esame sul piano internazionale.

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